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Le mani del Delta

Le mani del DELTA

Sono le mani di Meri, Daniele e del loro papà Giacomino, mani che conoscono il sale e il silenzio dell’acqua.
All’alba, quando il buio ancora vela l’orizzonte, le piccole barche si muovono lente tra i canali.
Qui, tutto obbedisce alle maree, al respiro del mare e al volere del vento.

Nel silenzio del mattino, quando la luce si riflette sull’acqua bassa del Delta, ogni gesto dei molluschicoltori racconta una storia di resistenza, di rispetto e di equilibrio fragile tra uomo e natura.
È un lavoro che non cerca protagonismo, ma che rivela una bellezza nascosta, fatta di fatica, dignità e legame con la terra e il mare.
Non esiste orologio che scandisca il tempo ma è la natura e le maree a decidere quando si può scendere in acqua e pescare.

E’ un mestiere che non si impara sui libri, ma si eredita nel sangue e nell’acqua.
Ogni gesto è preciso, ogni movimento conosce la fatica e la cura, solo i frutti più grandi vengono raccolti mentre gli altri tornano in acqua a crescere ancora.

Oggi, questo fragile equilibrio è stato distrutto da un mostro venuto da lontano che divora tutto quello che il mare dona. Il granchio blu.
Eppure, i molluschicoltori cercano di resistere, curano, proteggono e sperano, perché senza il mare, non ci sarebbe lavoro, e senza di loro, il mare non avrebbe più voce.

Così, nel Delta del Po, continua una storia antica: una storia di mani, di acqua e di silenzio.
Il ritratto di una tradizione che continua a pulsare nel cuore del Delta del Po.

 

Il progetto fotografico è stato realizzato in occasione della partecipazione al Progetto nazionale AGROSFERA – Storie di tradizione e innovazione  organizzato dalla FIAF.